I CRISTIANI E LA POLITICA

 

 

INTRODUZIONE

 

Alcune confessioni di fede cristiana, all'inizio di questo secolo, sembrano aver, mediante una particolare interpretazione applicativa, di tipo estremo, del loro “evangelo sociale”,  alquanto disorientato il resto della cristianità, spingendola, per la grande maggioranza, ad abbandonare il delicato settore della politica.

 

Infatti, molti hanno preferito astenersi dalle problematiche inerenti il governo e la società, timorosi di dover condividere metodi improntati a logiche di tipo estremista, da sempre rigettate dall’Evangelo della salvezza e del Regno della giustizia, dove sovrana è, e deve restare, la comprensione, l’integrità, la compassione.

 

Al fattore citato va aggiunto quello del penoso travaglio subìto dall’umanità a motivo dei due grandi conflitti e della tensione mondiale causata dalla “guerra fredda” e dal rischio atomico, per cui la cristianità si è chiusa nelle cose riguardanti l’anima e lo spirito, disinteressandosi del resto, compresa la questione politica.

 

In questi anni di fine secolo, le paure sembrano essersi ormai allontanate e l’attività sociale dei credenti in Cristo è ritornata ad essere un impegno ritenuto necessario, così come lo fu ai tempi della riforma luterana e nei secoli che seguirono, quando le modifiche sostanziali degli ordinamenti di molte nazioni europee ed americane furono dedotte dai principi sociopolitici contenuti nelle Sacre Scritture.

 

Pertanto, si può sostenere che la più importante base ideologica e riformatrice delle società europee sia stata la Bibbia, i cui indirizzi, nel corso delle vicende storiche, vennero sempre meglio applicati, fino alla restaurazione, provocata nel 1517 da Lutero, che spinse il riferimento della società alla Bibbia in maniera quasi globale.

 

Va inoltre considerato che, nel nostro secolo, l’incentivo alle riforme sociali è stato, per molti anni e nella grande maggioranza delle nazioni, sostenuto, non più dalla Bibbia, ma dalla filosofia marxista.

 

Oggi, dopo che si è manifestata l’inadeguatezza di tale teoria a sostituire le Scritture, rimaste ancora l’unica fonte generatrice di vere e proficue ideologie, idonee a condurre la società verso il bene, si sta ritornando, con desiderio e sete di maggior conoscenza, al Sacro Testo.

 

Per questo si può affermare che la questione sociale e politica della nostra Italia si riapre all’interesse dei Cristiani con il ricorso al solo modello capace di garantire gli indirizzi che devono essere percorsi da ogni nazione, per giungere alla realizzazione di quanto è scritto nel libro di Isaia, al capitolo due, dal secondo versetto:

 

 [2]Alla fine dei giorni,

    il monte del tempio del Signore

    sarà eretto sulla cima dei monti

    e sarà più alto dei colli;

    ad esso affluiranno tutte le genti.

    [3]Verranno molti popoli e diranno:

    «Venite, saliamo sul monte del Signore,

    al tempio del Dio di Giacobbe,

    perché ci indichi le sue vie

    e possiamo camminare per i suoi sentieri».

    Poiché da Sion uscirà la legge

    e da Gerusalemme la parola del Signore.

    [4]Egli sarà giudice fra le genti

    e sarà arbitro fra molti popoli.

    Forgeranno le loro spade in vomeri,

    le loro lance in falci;

    un popolo non alzerà più la spada

    contro un altro popolo,

    non si eserciteranno più nell'arte della guerra.

    [5]Casa di Giacobbe, vieni,

    camminiamo nella luce del Signore.

 

La predicazione dell’Evangelo della salvezza, primo impegno dei credenti , non è, per certo, in antinomia con la questione sociale, che deve tornare ad essere una fra le tante mete del vero cristianesimo, come è annunciato dalla Parola di Dio già sopra riportata:

 

    [3]Verranno molti popoli

    (speriamo anche quello italiano)e diranno:

    «Venite, saliamo sul monte del Signore,

    al tempio del Dio di Giacobbe,

    perché ci indichi le sue vie

    e possiamo camminare per i suoi sentieri».

    Poiché da Sion uscirà la legge

    e da Gerusalemme la parola del Signore.

 

Dunque, popoli che chiedono di camminare nei sentieri del Signore e che si riferiscono a Sion (alla città di Dio) per conoscere la legge, recepirla ed applicarla.

I versetti che ripetiamo qui di seguito sono scritti nel palazzo delle Nazioni Unite:

 

    Forgeranno le loro spade in vomeri,

    le loro lance in falci;

    un popolo non alzerà più la spada

    contro un altro popolo,

    non si eserciteranno più nell'arte

    della guerra.

 

Il consesso mondiale ha scelto tale visione biblica come modello emblematico, verso la cui realizzazione tutti i popoli della terra devono tendere.

 

Noi cristiani, pertanto, siamo tenuti, quali promotori ed artefici, ad impegnarci nella preparazione  delle circostanze in cui si verificherà la promessa; per questo dobbiamo ricordare a tutte le nazioni i principi contenuti nella Bibbia, nonché aiutarle nell'applicazione sociale di essi, onde poter camminare per i sentieri tracciati dal Signore, sapendo che, senza questa ubbidienza, non si potrà ottenere l'agognata pace messianica.

 

Da tutto ciò si evince che, per i credenti in Cristo, la questione politica non può dirsi esaurita né, tantomeno, definita, considerata l’angoscia dei tempi e la crisi delle coscienze insorta dalla disattesa applicazione della volontà di Dio, che chiede ai suoi di entrare nei governi delle nazioni per esserne sale e luce, seguendo le vie sociali e le prescrizioni delle Scritture.

 

Dal 1974 in poi, comunque, dopo il più grande atto di pentimento fatto dagli evangelici “contemporanei” per aver abbandonato il socio-politico (Patto di Losanna, punto 5), si è verificato un ritorno all’impegno sociale, fino a dimostrare che i mezzi della partecipazione, del rispetto, della dignità, del dialogo e della resistenza pacifica sono strumenti migliori e più “rivoluzionari” di quelli proposti da qualsiasi movimento ricorrente all’attacco e alla violenza.

 

Oggi, la paura sorta dalle tenebre dell’ignoranza e dalla scorretta applicazione dei principi cristiani è terminata; la luce della Parola di Dio sta spingendo molti all’impegno sociale, per la “restaurazione” e la “riforma” da attuare con la Chiesa al servizio dell’umanità; il coraggio sta crescendo e le progettualità si stanno arricchendo di nuovi e più incoraggianti significati.

 

Su queste basi è sorta la necessità dello studio che segue, col quale si è voluto analizzare il fenomeno politico e le esigenze del Cristianesimo, cominciando dall’uomo e dalla sua natura, composta di potenzialità positive e negative.

 

ANALISI CRISTIANA SULLA POLITICA

 

L’importanza dell’incidenza governativa sulle nostre vite e sulla nostra cultura è da tutti ben conosciuta: il governo, infatti, oltre ad occuparsi di quel che concerne la sicurezza, l’economia, la finanza, il commercio, il lavoro, l’educazione, la sanità, l’ambiente, e a regolare tutta la complessa organizzazione nella quale ci muoviamo e operiamo, incidendo fin nelle più riposte pieghe del tessuto sociale, possiede una prerogativa che, pur essendo la più significativa, rimane nel contempo la meno avvertita, ossia quella di imprimere i valori spirituali ed etici, che dovrebbero informare una vita civica tendente alla vera giustizia ed in grado di dare a tutti le gratificazioni necessarie.

 

Perché si possa giungere ad un corretto impiego delle possibilità di governo nella vita del cittadino, è necessario considerare le grandi fonti di cognizione del sapere e della sapienza che Dio ha fornito agli uomini nella Bibbia. A tale proposito vale ricordare che numerose Nazioni hanno scritto nella loro Costituzione frasi cristiane di estremo impegno, con espressioni fortemente coinvolgenti, come nel caso degli USA, che riconoscono esplicitamente, nelle norme che definiscono lo Stato e ne garantiscono gli ordinamenti, Gesù Cristo Re e Signore di tutta la Terra.

 

Per queste ragioni è necessario chiederci, dal punto di vista biblico, perché esiste il governo, che tipo di governo è consigliato e se i Cristiani devono impegnarsi nel processo politico.

 

Sviluppare un punto di vista cristiano sul governo è difficile, poiché la Bibbia non ne fornisce uno specifico e spesso i Cristiani hanno diverse opinioni su particolari questioni politiche, proprio perché le Scritture non si esprimono direttamente in materia. Nonostante ciò, essi non sono autorizzati a sostenere qualsiasi cosa, ma devono, al contrario, guardare con attenzione maggiore nei Sacri Testi, per trarre da essi gli orientamenti utili a muoversi pure nell’ambito pratico.

 

Anche se nel Vecchio Testamento troviamo chiari riferimenti ad una teocrazia nella quale Dio è il capo del governo, mediato da un suo prescelto (unto, mandato, rappresentante, messia), occorre considerare come queste indicazioni concernessero un popolo con il quale Dio aveva stabilito un patto, e non possano pertanto essere letteralmente applicate oggi, poiché i nostri attuali governi ritengono di non aver diritto alle promesse fatte da Dio ad Israele.

 

Essi giungono a tali conclusioni poiché non vogliono ancora credere che Gesù Cristo, mediante il versamento del proprio sangue, ha purificato ed amato tutti gli uomini, tanto da rendere ogni nazione, popolo e lingua soggetti attivi del “Nuovo patto”, ora molto più esteso rispetto a quello fatto con gli Ebrei: tale alleanza, per queste riflessioni e promesse bibliche, può essere accolta, recepita e vissuta da ogni società, con effetti e promesse migliori di quelle date all’Israele terreno.

 

La Bibbia, dunque, proprio perché non fornisce specifici archetipi politici, garantisce la più inglobante fattispecie di principi e direttrici d’azione per poter generare sistemi e modelli meglio adattabili al tempo ed alle circostanze sociali, nazionali ed internazionali dei vari popoli.

 

E’ soprattutto dalle Scritture, dunque, e dalla chiara  analisi dell’uomo in esse condotta , che i Cristiani possono dedurre le linee fondamentali cui ispirare le loro azioni politiche e sociali.

 

 Più particolarmente, occorre ricordare che il testo biblico, in merito alle questioni di governo, pone l’accento, in primo luogo, sull’uomo e sulla sua dignità; quindi, considera il rapporto con la natura, quello con la società, ed infine con lo Stato e le sue istituzioni.

 

Quest’ordine biblico sulle priorità di governo potrebbe farci apparire come tendenziali all’area di tradizione progressista; contestualmente, l’impostazione federalista dello Stato (che noi auspichiamo sulla base della struttura assunta dal popolo e dalle tribù di Israele), nonché i criteri della sussidiarietà e del liberalismo economico (contemperato dalla solidarietà), ci vedrebbero tendenziali ad un’area di tradizione più conservatrice.

 

Infine, la nostra subordinazione alla Parola di Dio ed il nostro impegno per il Regno di Gesù Cristo ci collocherebbero in un’area equilibrata di centro e lontana dalla realtà rigorosamente laica nella quale i due poli del nostro sistema politico operano, dimostrando, nella sostanza, di voler escludere sistematicamente le cose di Dio dai fatti umani.

 

Pertanto dobbiamo concludere che, nonostante siamo in molti punti convergenti con entrambi gli assetti politici del nostro sistema, pure siamo da essi divergenti nelle questioni della fede e quindi non apparteniamo né all’una né all’altra realtà politica italiana, anche se desideriamo lavorare con entrambe, proponendoci come cerniera fra la società e la politica, al fine di giungere alla realizzazione dei progetti sociali che si attengono all’ordine di priorità disposto dalle Scritture ed ai consequenziali indirizzi da esse desumibili.

 

La nostra considerazione, riguardo ai poli di destra e di sinistra, è di estremo apprezzamento per le opere buone che essi perseguono: ad esse noi garantiamo consenso e cooperazione, ritenendo nostro primo dovere essere, in ogni circostanza e con massima determinazione,  servitori del bene, da qualunque parte derivi e da chiunque sia proposto.

 

E’ altresì imprescindibile per noi il fatto che ogni accordo, intesa o patto raggiunto con le forze politiche per servire la Nazione Italiana debba essere mantenuto con fedeltà fino alla conclusione, cioè fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati, oppure debba essere sciolto con precise motivazioni, in primo luogo qualora la controparte venga meno agli impegni assunti.

 

Possiamo comunque senz’altro affermare, in obbedienza ai Sacri Testi, che ogni valida teoria politica si debba basare, ancor prima che sulle problematiche inerenti alle classi, al potere, all’economia, alla religione, sull’interpretazione della psicologia umana; ed in effetti risulta assai difficile riflettere in modo adeguato in materia di governo senza includere le necessarie proiezioni che la natura umana è suscettibile di determinare.

 

Di fronte alla necessità di proporre un nuovo e più completo modello socio-politico, forgiato sull’uomo e sulla sua psicologia, si ribadisce che solo la base biblica sia atta a fornire le giuste conoscenze e valutazioni, e che i Cristiani, in particolare, grazie alla rivelazione, abbiano ricevuto sia il mandato di servizio per aiutare a costruire un sistema di governo funzionante, sia gli strumenti per ridimensionare le filosofie politiche che prospettano una visione non realistica dell’uomo.

 

 

LA NATURA UMANA

 

La Bibbia descrive due differenti componenti della natura umana: in quanto creature fatte ad immagine di Dio (Gen. 1, 26), possiamo esercitare attitudini nobili quali il coraggio, la sapienza, la compassione e la ragione; in quanto creature cadute (Gen.3, 6-7; Rom, 3-23), abbiamo bisogno che la nostra natura negativa venga controllata mediante l’impostazione di limiti, che impediscono la manifestazione del male.

 

In tal senso, molti teologi hanno perfino sostenuto che la sola ragione per cui esiste il governo, oggi, sarebbe quella di controllare il comportamento “peccaminoso” cui l’uomo è trascinato a causa del suo allontanamento dal bene; comunque noi Cristiani riteniamo, secondo le Scritture, che il governo sarebbe esistito anche se fossimo vissuti in un mondo senza peccato.

 

Ciò si deduce dal fatto che vi è un Regno eterno, che è quello di Dio, dove al vertice c’è Gesù Cristo, poi le quattro creature viventi, quindi i ventiquattro anziani ed, a seguire, numerose altre gerarchie. Analogamente, anche nel giardino dell’Eden c’è una struttura caratterizzata da diverse autorità.

 

La Bibbia parla pure di miriadi angeliche organizzate in livelli di autorità e funzioni: infatti, nella creazione, Dio ordinò il governo come il mezzo attraverso cui gli esseri umani e le miriadi angeliche dovessero essere regolate; il resto dell’ordine creato fu lasciato al governo dell’istinto (Prov 30, 24-28) o delle leggi naturali, mentre la provvidenza di Dio, da sempre, opera in supplenza e per sussidiarietà verso ogni necessità comunque sorta o sorgente in ogni sistema sia umano, angelico o naturale, quando essi non si sottraggano alla sua autorità.

 

Quanto all’uomo in particolare, egli è stato creato ad immagine di Dio (Gen 1, 27), il quale, non essendo un Dio di confusione, garantisce la sua pace nell’ordine. Quest’ultimo dovrebbe essere assicurato dall’osservanza delle leggi indicate nelle Sacre Scritture, col conseguente ottenimento della benedizione e della prosperità.

 

La testimonianza di nazioni come gli USA, la Germania, il Canada, l’Inghilterra, il Sud Africa, l’Australia, la Svizzera, la Svezia ecc., invita tutti gli stati a recepire nei loro ordinamenti i consigli, i principi e la sottomissione al Re dei re Cristo Gesù, per uscire dall’aridità dell’errore di coloro che vogliono gestire la vita senza il Signore della Vita.

 

Costoro, propugnando un laicismo esasperato, non tanto (come vorrebbero far credere) per tutelare il Governo dall’ingerenza delle lobbies religiose quanto per escludere la sovranità di Cristo dalle cose che Gli appartengono, pensano di garantirsi una indiscriminata proprietà del patrimonio statale e sociale, oltre ogni rendiconto, che qualsiasi amministratore è tenuto a sottoporre al suo signore.

 

A ben riflettere, troviamo che una visione cristiana del governo si discosta notevolmente anche da quella proposta da molti storici e sociologi, poiché, secondo i dettami Scritturali, le basi del governo civile sono radicate nella nostra natura di esseri razionali e volitivi, non determinati dal fato, né dall’ambiente in cui viviamo; infatti, avendo la facoltà di scelta, possiamo influire volontariamente sull’ordine creato, sia pur nell’ambito del potere delegatoci.

 

Dunque, poiché la concezione biblica della persona richiede un sistema governativo che ne riconosca la responsabilità, il primo compito dello Stato risulta quello di arginare le tendenzialità umane negative, che, in quanto tali, si dimostrano in antitesi con la legge divina.

 

A questo proposito, si ricorda che Dio ordinò il governo civile per reprimere il male (Gen. 9, 9-17) e che, perciò, l’anarchia non può essere considerata come una possibile opzione: visto che tutti hanno peccato (Rom. 3,23),necessitano ancor più, semmai, di un controllo esterno.

 

Una visione Cristiana della natura umana ci consente anche di formulare una corretta valutazione critica di molte filosofie politiche e teorie utopiche, passibili di trascurare o sottovalutare le inclinazioni trasgressive dell’individuo: ad esempio, Platone, nella “Repubblica”, delinea una sorta di governo ideale, gestito da una oligarchia di filosofi illuminati. Ma poiché, biblicamente, come già rammentato, tutti sono suscettibili di errore (Rom.3, 23), risulta evidente come la visione del filosofo sia quanto meno irrealizzabile, proponendo quale massimo prototipo di sapienza un semplice nucleo di intellettuali, la cui erudizione, pur eccelsa, sarebbe comunque di provenienza mondana e, quindi, niente affatto indenne dagli effetti della corruzione e del peccato.

 

Un altro esempio di ideologia politica illusoria è rappresentato dallo schema marxista di governo, che prospetta, a ben guardare, una interpretazione piuttosto superficiale della natura umana: Karl Marx pensava, infatti, che la società e l’economia capitalistica in particolare fossero la ragione del fallimento umano e, perciò, proponeva di rovesciare quel sistema e rimpiazzarlo con un’organizzazione di tipo comunista, nella quale il positivo potenziale umano, polarizzato nella classe proletaria, si sarebbe liberato.

Egli riduceva così il problema ad un mero sistema economico ed era convinto che la soluzione sarebbe emersa dalla distruzione del capitalismo, credendo che le persone fossero solo delle vittime innocenti di questa minaccia.

 

I Cristiani dovrebbero rigettare la visione utopica del Marxismo: sebbene la Bibbia, infatti, parli di credenti rigenerati nel battesimo e diventati nuove creature (2 Cor, 5 - 17), ciò non significa che le tentazioni del peccato vengano completamente superate, poiché la nuova nascita rappresenta solo l’inizio di un processo di crescita perdurante nel corso di tutta l’esistenza terrena.

L’ipotesi di Marx, invece, esaltante il “nuovo uomo” in una “società nuova”, contraddice apertamente la Bibbia, perché insegna ad aver fiducia in una prospettiva di perfettibilità dell’uomo, che si realizza mediante i propri sforzi e, quindi, senza l’intervento di Dio e l’opera dell’Evangelo.

 

Una considerazione cristiana del governo, pertanto, è auspicabile si poggi su un’equilibrata considerazione della natura umana, riconoscendone sia la dignità che la corruttibilità: consapevoli del fatto che tanto la grazia quanto il peccato operano nel governo, non dovremmo essere, al proposito, né troppo ottimisti né troppo pessimisti, ma cercare di vedere, piuttosto, gli affari di Stato con un profondo senso di realismo illuminato dalla visione biblica.

 

La Costituzione degli USA rappresenta una delle più evidenti realtà dove si sono armonicamente contemperati i principi umanistici con quelli cristiani e l’esperimento è risultato decisamente efficace, proprio perché scaturito da un’analisi obbiettiva dell’umano temperamento.

 

I fondatori della forma di governo americana si riferivano con determinazione e deferenza alla Sacra Scrittura, convinti della spiegazione introspettiva e psichica offerta dalla Bibbia. James Madison, ad esempio, si domandava:

“Ma cos’è il governo in se stesso se non il più grande riflesso della natura umana? Se gli angeli governassero gli uomini, non sarebbe necessario controllare lo Stato né all’esterno né all’interno; mentre, nello strutturare un governo amministrato da uomini sugli uomini, la grande difficoltà risiede in questo: si dovrebbe prima abilitare il governo a controllare i governati e, successivamente, obbligarlo a controllare se stesso.”

 

Secondo la metodologia cristiana, dunque, considerato come nel carattere umano si rilevi un grado di corruzione che richiede un atteggiamento di sfiducia, mentre altre qualità suscitano consenso e stima, una repubblica necessita, in primo luogo, di un sistema che proceda a disciplinare e ripartire il potere, in modo tale da renderlo atto, in quanto ridimensionato ed equilibrato, a liberare l’integrità, la dignità, la razionalità delle persone responsabili della cosa pubblica e a controllarne l'inclinazione a deviare.

 

IL GOVERNO DI UNA NAZIONE

 

Il governo civile è necessario e la sua istituzione discende direttamente dalla volontà di Dio (Rom.13, 1-7); più precisamente, secondo l’esposizione Scritturale, ad esso sono state assegnate tre responsabilità politiche:

la spada della giustizia, per punire i criminali;

 la spada dell’ordine, per sedare la ribellione;

la spada della guerra, per difendere lo Stato.

 

Come cittadini, anche a noi sono state date delle responsabilità: principalmente, siamo chiamati a servire e ad obbedire al governo e ad ogni autorità costituita, sottomettendoci e riconoscendola come emanata da Dio stesso (Matt 22, 21; 1Pietro2, 13-17), pronti, in situazioni dove sorga un eventuale conflitto tra gli assunti biblici e la prassi laica, a trovare alternative cristianamente plausibili, che non sacrifichino in alcun modo la primaria subordinazione al Padre.

 

Altro elemento da ponderare, del resto già evidenziato, è il convincimento, proprio di molti cristiani, che sia più opportuno evitare un coinvolgimento nella politica, solo perché il governo è fatto di uomini passibili di errore. Questa posizione è antitetica al consiglio di Gesù e quindi manifestamente anticristiana, considerato l’invito del Signore ad essere sale, che deve entrare nella minestra del mondo per renderla più appetibile.

 

Nonostante il governo risenta, al pari delle altre istituzioni, di un certo grado di negatività, non deve per questo essere eluso dalla legittima sfera d’azione dei Cristiani, i quali, secondo le parole evangeliche, sono chiamati ad essere la luce del mondo e quindi a rischiarare il contesto politico; pertanto, sebbene il governo possa essere tendenzialmente soggetto all’imperfezione e all’ingiustizia, i credenti dovranno continuare a lavorare per difendere i diritti di tutti, ritenendo questo loro impegno profondamente connaturato alla sostanza vera del servizio cristiano.

 

Oggi, le istanze dei centri di potere dominano il quadro politico; ogni consorteria di individui, nella società, ha il desiderio di vedere i suoi interessi rappresentati da forze politiche. Come risultato, i privilegi delle lobbies spesso contrastano e predominano sull’azione morale; si punta troppo sulla forma di governo e sulle strategie piuttosto che sul contenuto etico e normativo.

 

Una prospettiva di buon governo dovrebbe occuparsi, innanzi tutto, dei diritti umani, i quali, in un sistema cristiano, discendono da una visione biblica della dignità dell’uomo.

 

Molti attestati internazionali hanno tratto dalla Bibbia i loro indirizzi: tra  essi v’è la “Carta dei Diritti Umani”, che, al pari della “Magna Carta”, conferma come il Sacro Testo abbia massima forza ed autorevolezza nel coinvolgere organizzazioni politiche ad ogni livello. Un altro documento da citare è la “Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti”, che, poggiandosi in maniera esplicita sui dettami Scritturali, afferma che il governo pone il suo primo interesse sui diritti inalienabili degli individui.

 

Di contro, i sistemi statali basati su una visione umanistica non considerano inalienabili i diritti dell’individuo e, quindi, aprono la possibilità di una loro varia modulazione e ridefinizione, assumendosi la responsabilità di alterare le leggi che Dio ha dato per salvaguardare la dignità dell’uomo.

 

Quando in una repubblica i diritti del cittadino sono prevalenti, le disposizioni tendono a limitare l’ingerenza dello Stato; di converso, quando vincono le logiche dello Stato e del sistema politico centrale, i diritti degli individui diventano sempre meno visibili e le immagini degli uomini, simili a Dio, sbiadiscono sempre più, assumono contorni sfumati ed indefiniti, fino ad apparire un numero di entità senza identità, dove l’unica classificazione possibile è di ordine genericamente statistico, proiettata verso il fatidico “666”, col quale il governo del male sigillerà i suoi sostenitori, come profetizzato nell’Apocalisse.

 

Una concezione cristiana del governo, quindi, oltre a riaffermare la dignità dell’uomo come interesse primario per garantire i corretti equilibri sociali, riconosce contestualmente la necessità di limitare l’influenza del male, operante attraverso la parte più fragile della psiche ed avente la  sua manifestazione più evidente nella violazione delle leggi. A questa fondamentale ed imprescindibile esigenza di tutelare i cittadini dagli abusi di chi concentra su di sé più potere di quanto ne occorre per servire il popolo sovrano, si ottempera, soprattutto, praticando verifiche e frazionamenti mirati a tenere sotto controllo l’autorità governativa.

 

Dalla storia si può desumere con facilità che il potere, quando viene lasciato senza restrizioni nelle mani dell’uomo, diventa una perniciosa forza di seduzione e di corruzione. Nella teocrazia del Vecchio Testamento c’era meno pericolo di abuso, perché il capo, a cui bisognava rendere comunque il conto finale e conclusivo di ogni azione, era Dio: ciò venne maggiormente evidenziato nel periodo dei  “Giudici” ed in particolare durante la vita di Samuele.

Tuttavia, quando il dominio fu trasferito ad un singolo re, il pericolo affiorò in tutta la sua drammaticità persino nella nazione di Israele: Davide, un uomo dal cuore secondo Dio, travalicò i limiti del suo mandato e per questo Israele subì una grave calamità (2Sam.11, 24).

A maggior ragione, la smodata brama di potere caratterizza i governi umani che sono trovati privi del consiglio biblico e dei principi cristiani: ciò costituisce, ovviamente, per quanto sopra esposto, la prima e più insidiosa minaccia alla dignità dell’individuo.

 

Nei sistemi di governo delle nazioni v’è, quindi, una continua lotta tra gli uomini che cercano il comando indiscriminato ed il servitore di buona volontà, che si adopera per combattere, in modo compatibile con i principi cristiani, le prevaricazioni, le prepotenze, le ingiustizie.

 

 

IL METODO DA USARE

 

Come già accennato, sono stati gli Americani a fornire il più interessante contributo per la instaurazione delle moderne democrazie, dimostrando la necessità di partire dal riconoscimento della natura peccaminosa dell’uomo e di calibrare un metodo consono per minimizzarne gli effetti.

 

James Madison, insieme ad altri esperti, convenne che, non potendo in alcuna maniera eliminare le inclinazioni negative intrinseche all’umana costituzione, classificabili per lo più come “passioni”, l’unica soluzione era di far sì che quella stessa struttura caratteriale venisse utilizzata per arginare i propri impulsi egoistici, sperimentazione piuttosto complessa ma condotta con esiti soddisfacenti.

 

Madison ed il suo gruppo, dunque, dimostrata la futilità del tentativo di rimuovere la corruttibilità dalla persona, proposero che la natura umana fosse indotta al controllo di se stessa; più precisamente, la tecnica adottata, poggiava sulla consapevolezza che l’ambizione per il potere costringeva gli individui a sorvegliarsi e a scalzarsi tra loro, impedendo ogni possibile ingerenza.

 

L’operazione fu attuata, in primo luogo, separando le varie strutture istituzionali del potere: la Chiesa fu dissociata dallo Stato, ponendo in concorrenza autorità politica e religiosa, in modo che le funzioni ecclesiastiche e governative non interferissero tra loro; poi, al governo federale furono delegati alcuni poteri, mentre le restanti funzioni rimasero ai singoli stati; inoltre, l’apparato federale stesso fu diviso in tre branche paritetiche: esecutiva, legislativa, giudiziaria e a ciascuna di esse fu affidata una facoltà separata e contrapposta, col precipuo scopo di prevenire, attraverso tale reciproca limitazione, la concentrazione di troppa forza nelle mani di pochi e di evitare eventuali conflitti d’interesse.

 

Infine, fu anche attribuita al popolo, mediante periodiche consultazioni elettorali, la prerogativa di giudicare l’operato di questa triplice autorità, in modo da garantire un ancor più idoneo equilibrio distributivo; ciò mostra che i costituenti americani, pur credendo nella responsabilità e nella dignità umana, riconobbero pure l’imprescindibile necessità di vigilare continuamente sui considerati riflessi oscuri dell’uomo.

 

Tra i sistemi democratici moderni, la formula americana e quella britannica, di tipo parlamentare, funzionano particolarmente bene, proprio perché proteggono la libertà e permettono al popolo la più grande partecipazione politica. Un governo statalista e centralista, infatti, per quanto benevolo ed efficiente, sarebbe di certo meno obbiettivo e maggiormente esposto al pericolo della corruzione, in quanto meno propenso a suddividere il proprio potere e a confrontarlo, così frazionato, con altre autorità antagoniste.

 

Un attuale governo democratico deve prevenire, pertanto, lo scatenarsi delle propensioni meno nobili dell’essere umano, quasi sempre provocato da una eccessiva coagulazione di interessi attorno ad uno solo o a pochi, e favorire l’avvento di un ordinamento in cui tutti gli uomini di buona volontà possano con facilità compiere le opere buone.

 

L'AMBITO AMMINISTRATIVO DELLO STATO

 

Negli ultimi anni, in Italia, stiamo assistendo ad una continua ed illimitata crescita dell’ingerenza dell’esecutivo e della magistratura nella vita e nella privacy del cittadino: pletore di leggi inutili e di “pseudo-authorities” tendono a dimostrare l’indimostrabile, ossia l’esistenza della privacy e della libertà personale, che, al contrario di ciò che si vuole palesare, non esistono quasi più; purtroppo, nonostante le conclamate garanzie, tutti siamo sotto il più ferreo controllo ed in una sorta di libertà vigilata.

 

Le leggi contro l’antiterrorismo prima e contro la criminalità organizzata ora hanno fornito la magistratura inquirente e l’esecutivo di norme da considerarsi “speciali” in presenza di fenomeni da contrastare, parimenti qualificabili; ma viene tenuto in scarsa considerazione il fatto che esse si applichino “erga omnes”, cioè a tutti i cittadini.

 

In ultima analisi, ogni italiano è oggi indagabile con disposizioni non più normali e proporzionate alla società civile, ma con leggi cui ci si dovrebbe richiamare solo ed esclusivamente nell’eventualità si verifichino quelle circostanze “speciali”, per le quali sono state emanate.

 

Oggi, la cosiddetta “normalità” è assicurata dalla ipotetica e personalistica presa di coscienza dei responsabili dei servizi investigativi, autorizzativi e di controllo, i quali possono discriminare “ad libitum” su ciò che ritengono normale o speciale e possono quindi applicare a loro discrezione i sistemi di maggiore e minore indagine, che, nei casi di “normali” cittadini, si riassumono spesso in una altrettanto “normale” ingerenza, purtroppo avallata da una legge prevista per “altri” (emergenze sociali come terrorismo, mafia, droga) e non per loro, ma applicabile anche a loro, non esistendo per essa alcuna limitazione.

 

Dov’è dunque l’equilibrio dei poteri? Dov’è la difesa dei cittadini prima che quella dello Stato? Che ne è del rispetto nei confronti della dignità dell’uomo? E la sovranità del popolo? Dov’è, infine, lo spirito di servizio delle istituzioni nei riguardi dei cittadini, sancito dalla Costituzione?

 

Tutto è stato smarrito, traviato, conculcato, finendo col favorire il potere insindacabile dei pochi a danno dei molti, approfittando delle tragedie nazionali e rendendo consueti e definitivi gli stati di emergenza temporanei.

 

L’Italia è entrata in questo vortice involutivo della democrazia perché ha creduto nei principi del socialismo, del comunismo, del capitalismo, delle organizzazioni segrete, del laicismo ostracizzante, delle lobbies, del potere finalizzato a se stesso ed ha dimenticato Gesù Cristo, la sua Parola, i suoi principi ed il suo esempio di donazione a favore dell’uomo oppresso e umiliato, per dargli la dignità di “figlio di Dio”. I rimedi possono essere molteplici, ma non si può iniziare che dal consiglio delle Sacre Scritture.

 

E’ quanto mai urgente, pertanto, anche se arduo, determinare i limiti dell’autorità governativa e dei poteri dello Stato, affinché l’uomo ed i suoi diritti ottengano finalmente la giusta considerazione, divenendo il primo e più ambìto obbiettivo del governo nazionale.